Non è mai troppo tardi

Guardo di rado la tv ma mi è capitato di vedere la fiction di Raiuno Non è mai troppo tardi e sono rimasta incollata al video. Ho guardato la prima puntata un po’ per curiosità, un po’ per nostalgia, un po’ per voglia di struggimento… non so bene perché ma quando è finita mi sono ripromessa di seguire anche la seconda. E così è stato.

Il film racconta la storia di Alberto Manzi, interpretato da Claudio Santamaria, il maestro che dal ‘60 al ‘68 tutte le sere compariva dallo schermo in bianco e nero mentre la mamma preparava la cena.

Avevo 7 o 8 anni. Ricordo i suoi disegni al carboncino, li tratteggiava sulla lavagna con il corpo esposto alla telecamera, il braccio destro allungato e la mano che quasi disegnava col dorso.
Ricordo il suo sorriso garbato, la gentilezza della voce, la lentezza dei movimenti…

Alberto Manzi era un uomo bello e naturalmente telegenico.

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Tutto questo ho rivissuto guardando questa miniserie televisiva firmata da Giacomo Campiotti che mi è sembrata davvero ben fatta nel ricostruire non solo la vita, ma anche le passioni, la tensione morale, la vocazione pedagogica di questo nostro piccolo grande eroe.

Per lui insegnare era donare, donare è un atto d’amore e quando la pensi così non puoi non metterti contro: contro le istituzioni, i programmi, le gerarchie.

Manzi era un sacerdote dell’insegnamento e svolgeva il suo mestiere di maestro con una intenzionalità angelica.

Se ami i tuoi alunni sai che ciascuno è unico e irripetibile, ciascuno  ha una vocazione nascosta, una forza invisibile che prima o poi si manifesta e tu, maestro, sei come una levatrice: accogli, congiungi, apri le porte d’ingresso alla vita. Ma se la pensi così, non puoi seguire i programmi scolastici perciò sulle pagelle dei bambini non indichi i voti ma stampi con un timbro “fa quel che può, quel che non può non fa”,  poi pagherai di persona e per sette volte sarai denunciato a una commissione disciplinare.

Se il tuo sogno di maestro non è solo quello di insegnare a leggere e a scrivere ma vuoi trasmettere pensieri e fiducia allora per te insegnare vuol dire camminare insieme. Perciò quando ti ritrovi insegnante nel carcere minorile Gabelli di Roma e sei  senza cattedra, senza matite e senza carta, devi per forza trasgredire. Allora provi a far penetrare in carcere fogli e matite perché camminare insieme è anche trasgredire insieme.

Creare legami, riparare percorsi, far capire che la cultura può creare possibilità; con queste armi Alberto Manzi ha sconfitto l’analfabetismo di un milione e mezzo d’italiani.

Ma la Rai non può trovare un altro maestro Manzi per insegnare l’inglese agli italiani?

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8 pensieri su “Non è mai troppo tardi

  1. temo che non mi basterebbe una serie intera di lezioni,per quanto riguarda l’inglese(ho già ripetutamente provato)ma una lunga vacanza negli States…
    Ma facendo seguito a non è mai troppo tardi se la proponessero ci proverei ancora

    • Si anche a me piacerebbe molto se ci fosse un bel ciclo di lezioni d’inglese. Del resto è urgente che gli italiani imparino l’inglese, e se la Rai fosse un servizo pubblico lo farebbe. E penso ci sarebbero anche molti inserzionisti pubblicitari disposti a scommettere.

      • Anna cara, grazie per averne scritto.
        Per me il maestro Manzi è stato un eroe, come la mia maestra delle elementari Montessori. Entrambi, nel mio personale punto di vista, hanno fatto parte di un’eccezione diffusa e incredibilmente osteggiata, e che mi è tornata in mente guardando – io sì intenzionalmente – la miniserie della RAI. Che invece, dal punto di vista della narrazione per immagini ho considerato a tratti un po’ troppo ammiccante e didascalica. L’eccezione a cui mi riferisco è l’altissima qualità espressa dalla scuola italiana proprio a partire dalla pedagogia di Maria Montessori fino agli asili da esportazione di Reggio Emilia. Altissima qualità rappresentata però quasi solo dalle donne e dagli uomini che hanno insegnato e insegnano e che invece le istituzioni fanno di tutto per ostacolare e, se possibile, distruggere, appoggiandosi volentieri a quella sottocultura televisiva che dagli anni Ottanta ha fatto del denaro e dell’egoismo un obiettivo da perseguire e della cultura un difetto da nascondere.

        Armida

        P. S. l’eccezione della mia scuola Montessori è rappresentata dal fatto che si trattava di una sezione all’interno di una scuola elementare pubblica, avviata nei primi anni Sessanta del secolo scorso in una città di medie dimensioni del Sud Italia.

        P. P. S. La RAI ha un ciclo di lezioni di inglese, su RaiScuola, si intitola ‘Il divertinglese’, credo abbia diversi livelli, da quello elementari ad altri più avanzati

      • Grazie Armida per questo importante contributo. Sei stata fortunata con la tua maestra, una fortuna che ti porti sempre addosso e si vede e si sente. Quanto agli insegnanti è proprio vero alcuni sono vox clamantis…Anche io ho avuto la fortuna al liceo di avere una di queste eccezioni: quei quasi-angeli che possono capitarti e crearti uno snodo profondo nell’anima, farti sbocciare idee, percorsi, sentimenti che non sapevi di avere. Questa è, credo, quella qualità della nostra scuola cui ti riferisci. La qualità non può certo esserci in un mondo dove tutti recitano a soggetto e di tanto in tanto c’è qualcuno che fa il suo lavoro con amore, passione e competenza….col risultato di trovarsi poi in controtendenza.
        Sapevo del ‘divertinglese’ ma mi ero fatta l’idea che fosse per bambini: andrò a vedere. Grazie.

  2. Hai, Anna, il dono della scelta e della sintesi, di stimolare riflessioni. Insegnare come donare, come accogliere e iniziare alla vita. Come fare il pediatra è dare speranza, alleviare la sofferenza, far superare la paura, gioire quando ritorna il sereno, e il bambino torna a sorridere, provando un’intima soddisfazione…Oggi, purtroppo, troppo spesso, insegnare è un …mestiere, è ansia di completare il programma, di dare voti…quasi mai di…darsi un voto…

    • Hai proprio ragione Giovanni l’ansia di completare il programma è la malattia dei nostri insegnanti ed è anche la malattia dei nostri tempi: finire una cosa e passare alla prossima, consumare e ricomprare. E questa ansia alla fine la si trasmette ai bambini in un circolo vizioso che…finirà mai?

  3. In questi ultimissimi anni la Rai ha prodotto tante miniserie interessanti da un punto di vista storico e del costume. Da quella su Girardengo alla storia delle sorelle Fontana, a “Altri tempi (sulla legge Merlin), alla vita di Coco Chanel, a quella sul trio Lescano, alla storia di Walter Chiari…. e non ultima “Un matrimonio” con la regia di Pupi Avati. Le ho viste tutte e le ho trovate ben fatte e curate.

    • Sì, è vero Ida le miniserie sono sempre più di qualità. Io non seguo nulla ma mi sono presto accorta che questa fiction sul maestro Manzi aveva uno sguardo sul personaggio particolarmente interessante, intendo dire…dal di dentro. È stato presentato quasi come un uomo di rottura, un disubbidiente, un personaggio coraggioso che, grazie alla sua forza, è riuscito a rompere schemi, burocrazie, miti incancreniti da consuetudini pedagogiche ottocentesche. Noi lo ricordiamo come un personaggio televisivo di successo, ma è stato un uomo che, prima di arrivare in televisione, ha pagato di persona. Ecco questo ho apprezzato della miniserie ‘Non è mai troppo tardi’: non un racconto biografico ma una precisa intenzionalità di dimostrare come, senza opporsi e senza lottare, non si ottiene nulla. In questo senso, si può parlare di fiction di qualità.

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