Ah…se non ci fosse la carta

Viviamo in un mondo di carta e la carta è la tecnologia attraverso cui abbiamo dato un senso al mondo, lo abbiamo esplorato, conosciuto e fatto progredire. Nel suo bel libro, L’odore della carta, uscito qualche mese fa dall’editore Tea, Ian Sansom, critico letterario del Guardian, ci racconta tutto ciò che si può immaginare del più straordinario dei materiali inventato dall’uomo: la carta.

Il libro è innanzitutto una storia della carta ma è anche una celebrazione, un libro ricco di aneddoti, curiosità, provocazioni letterarie e tuttavia, attenzione, si tratta di un percorso intelligente che nulla toglie al digitale e alle trasformazioni del mondo. Sansom dice solo che la morte della carta è stata annunciata troppo in fretta. Come il filosofo Jacques Derrida ha fatto notare “dire addio alla carta oggi sarebbe come decidere, un bel giorno, di smettere di parlare perché ormai si è imparato a scrivere”. Del resto anche l’atto di scrivere, a pensarci bene, è antecedente alla carta visto che l’uomo ha scritto sempre e ovunque, su papiri e pergamene, sulle tavole d’argilla e sulle foglie di palma.

Ian Sansom- L'odore della carta (particolare della copertina).

Ian Sansom- L’odore della carta (particolare della copertina).

Siamo fatti di carta

Viviamo in un mondo di carta e un’esistenza priva di carta sarebbe ancora oggi inimmaginabile o quasi. Certo possiamo provare a farne a meno, ma solo perché gradi scrittori, artisti e musicisti ci hanno insegnato a farlo con i loro libri, i loro dipinti, la loro musica.

Il mondo in cui viviamo è stato costruito con la carta, la utilizziamo da 2000 anni e se non esistesse ancora oggi avremmo il problema di doverla inventare. Sembra quasi che non possiamo astrarre la carta dai nostri pensieri tanto che essa è ancora il modello su cui si sviluppa la tecnologia: l’ lPad somiglia a un taccuino, il Kindle a un libro, l’iPhone a un’agendina.

La storia del mondo

Senza carta, strumento di tutte le rivoluzioni, archivio e veicolo di ogni istanza fisica e metafisica, non sarebbe immaginabile nulla: non ci sarebbero stati soldi, stampe, disegni, perizie, grafici, mappe, brevetti, non ci sarebbero i taccuini di Leonardo, le dichiarazioni, le leggi, le scatole, i certificati, i rituali, le preghiere neppure le case (se abitate in Giappone è possibile che la vostra casa sia fatta di carta) e non ci sarebbe stata neppure la carta igienica.

Ebbene sì… se possiamo pensare di sostituire le banconote con il bancomat, non sarebbe facile trovare un’alternativa alla carta igienica. (Sull’argomento non perdetevi il delizioso commento di Maurizio Maggiani, un po’ datato è del 2004, ma gustoso, sulle previsioni di aumento del consumi di carta igienica nel mondo.)

Istock foto blank paper sheet hanging on a rope in garden

Le foreste di Amazon

Il mondo cambia  ma la carta resta e assorbe tutto ciò che può essere assorbito… persino le foreste. E questo è il punto, anzi è il dilemma. Mai dimenticare, scrive Sansom, che “le più grandi foreste del mondo non si trovano in Canada o in Amazzonia ma nelle librerie e nei magazzini di Amazon sparsi nel globo”. Una risma di carta corrisponde più o meno al 5 per cento di un albero e il costo lordo di un libro supera di gran lunga quella di un singolo albero e si avvicina con tutta probabilità a quella di piccolo un bosco. E se pure le foreste fossero gestite, da qui all’eternità, secondo un modello sostenibile non dimentichiamo che la produzione di un foglio A4 è causa di emissioni di gas serra tante quante ne emette un’ora di lampadina accesa. Mamma mia..che fare?

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Portiamole rispetto

Il minimo che possiamo fare realisticamente è portare rispetto alla carta.
In giapponese esiste l’espressione “yokogami-yaburi” che in senso letterale indica il gesto di strappare un foglio in direzione contraria alla fibra e in senso metaforico è sinonimo di perversione.
Allora se non rispettiamo la carta, se non facciamo attenzione al risparmio, finiremo per andare contro il senso delle cose.

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8 pensieri su “Ah…se non ci fosse la carta

  1. Settimana scorsa il sole24ore è uscito con una serie di articoli sul settore della stampa in Italia: nell’incipit del pezzo “La carta prenderà ancora le sue rivincite” Stefano Salis cita lo stesso libro e scrive che sono stati catalogati più di 14mila usi diversi della carta, tra i quali il libro. Mi sono divertito a elencarne tutti quelli che mi sono venuti in mente e quelli più astrusi. Non sono arrivato al centinaio e la cosa più assurda che mi è venuta in mente fatta di carta sono le membrane delle casse dell’autoradio… Qui c’è un buon elenco: http://www.tappi.org/paperu/all_about_paper/products.htm
    Insomma, que viva la papel, siempre!

    • Grazie caro Lorenzo del tuo commento e della lunghissima lista di utilizzi, anche io ho letto l’articolo sul Sole 24ore e del libro avevo già parlato, in maniera meno estesa, su Print, che presto leggerai visto che ci sono anche tuoi articoli. ‘L’odore della carta’ è un libro da leggere ma anche solo da spigolare qua e là, con calma, quando capita, perché tutti gli argomenti sono trattati in modo indipendente: la cartografia, la bibliomania, i disegni dettagliati dei progetti architettonici, la pubblicità, le etichette persino la carta da parati, gli scarabocchi dei bambini, i puzzle, le mongolfiere equipaggiate con bombe incendiarie fatte di carta of course, gli origami, i bigliettini votivi….insomma una miniera di curiosità, molta letteratura, soprattutto molto humor. Un libro che mancava non tanto per celebrare la carta (che delle celebrazioni non ce ne facciamo nulla) ma per ricordarci che la carta ha avuto e ancora avrà un ruolo cruciale nella storia del mondo.

  2. Io voglio solo ricordare la gioia che ricavavo quando riuscivo a comprarmi e a portarmi a casa un libro, l’odore di buono che emanava dalle sue pagine e il piacere al tatto a sfiorarlo. Ricordo bene le lacrime che infrenabili versavo leggendo i libri di Verga, o i libri di Pavese…Il bisogno a volte di lasciare la lettura per portarmi il libro alla faccia, per un rapporto intimo e di gratitudine…Ogni lettura su mezzo non cartaceo mi dà un senso di precarietà… Tuttavia, è un fatto che la carta che viene sprecata è davvero tanta…e i mezzi che utilizzano il sistema digitale possono ridurne lo spreco.

    • Ebbene sì, caro Giovanni, l’amore per i libri e per la carta stampata conosce, nella tua e nella mia generazione, un certo feticismo. Ma ti avviso che hai illustri predecessori. Jean Paul Sartre in Le parole (1963) si identifica con un libro e scrive “ le mie ossa sono di pelle e cartone, la mia carne ricoperta di pergamena odora di colla e funghi, mani mi prendono, mi aprono sul tavolo mi lisciano e qualche volta mi fanno scricchiolare. Nessuno può dimenticarmi o ignorarmi: io sono il grande feticcio docile e spaventoso”.

  3. non so se potrebbe bastare del buon senso,ma anche quello è raro. Contrariamente a quello che scrive Maggiani io penso,come per altre cose,che “noi non ci saremo”. Non è un alibi ma…cosa possiamo fare:utilizzare un foglio di carta al suo massimo,chiudere il rubinetto mentre ci spazzoliamo i denti,far funzionare la lavatrice di notte?Mi ha un po’ turbata la lettura di Inferno di Dan Brown (con il quale ho inaugurato il Kindle che mi ha regalato il figlio per Natale :-))…

    • Per risparmiare, hai ragione Giovanna, forse non basta il buon senso. Risparmiare, credo, sia un atto di rispetto verso le cose. Rispettare l’ambiente dal quale le cose sono nate e sono state prodotte è anche vincere l’aggressività consumistica, ma se l’aggressività consumistica viene proposta come un valore…allora la faccenda si complica. Quanto alla carta, di certo a poco a poco leggeremo tutti sull’e-reader e presto o tardi, come è sempre accaduto, questa tecnologia sarà in parte sostituita. E di certo, se ci saremo ma non credo, ne avremo nostalgia.

  4. Ciao Anna, solo un piccolo appunto al libro che ho letto e che mi è piaciuto molto.
    il nostro esimio studioso e autore nella storia della carta non fa neppure il minimo accenno al ns. paese. Poteva ad esempio ricordare che le cartiere di Fabriano esistono da almeno 750 anni e sono state le prime che hanno industralizzato la produzione cartaria (1268) per mezzo di una macchina a magli che era in grado di ridurre in poltiglia gli stracci (a quel tempo l’impasto della carta era ottenuto con la macerazione di stracci di lino). Il monopolio poi della carta “italiana” durò almeno fino a tutto il XIV secolo. Perdona l’alzata di scudi a favore del nostro ingegno e della nostra cultura ma il Signor Iam Sansom avrebbe potuto fare di meglio visto che è anche stato di recente ospite invitato al convegno di ASSOCARTA. Un abbraccio….

    • Si, hai ragione Emilio. Nel capitolo ‘Un miracolo di inconcepibile complessità’ ricostruisce il processo artigianale di produzione della carta, lo confronta alle moderne cartiere, parla della macchina a cilindri progettata dall’inglese John Dickinson, risale ai Maya agli Aztechi, ai cinesi e alla Via della seta, ma non fa alcun riferimento all’Italia come tu dici. Che dire? Restiamo British o gli scriviamo una lettera al Guardian dove lavora?

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