Ebreo per sei milioni di volte

Nella bibliografia dell’Olocausto non vi era ancora un libro come And Every Single One Was Someone, una storia senza personaggi, né dialoghi, né riflessioni. Solo una parola, ebreo, che si ripete in 1250 pagine. 

Ebreo, una sola parola stampata per sei milioni di volte in un carattere minuto, il Minion 5.5. L’autore a è Phil Chernofsky, direttore didattico della UO Israele Center e in questo articolo del New York Times se ne parla.

Ogni parola suona come una cicatrice, un silenzio, un’anima. Ogni parola è un promemoria ed è lì per ricordarci la necessità di ricordare.

Come suggerisce l’autore, ci si può avvicinare a questo libro con un’attitudine meditativa: scegli una parola, la guardi, ti abbandoni, quell’ebreo potresti essere tu.

Un libro di meditazione
Accanto alla parola sulla quale si sono fermati i tuoi occhi ne troverai un’altra, sempre la stessa: ebreo. Ecco…quello può essere tuo fratello. Ora continua così a leggere…l’altro ebreo è tuoi zio, tua zia, i tuoi cugini e tutta la tua famiglia, nessuno ha un volto, una vita, un dettaglio, una voce.
Tutti hanno in comune una sola colpa: sono ebrei.

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Qualcuno negli Stati Uniti ha fatto notare che il lavoro di Phil Chernofsky sia in controtendenza rispetto alla necessità di una ricostruzione delle identità delle vittime della Shoah. Può essere.
Neppure entro in questa discussione ma credo che tutto possa convivere, la ricerca delle identità e la riflessione, la parola e il silenzio, Il Museo yad vaShem e l’installazione Shalechet  di Berlino, il cielo e la terra.

Ebrei e basta. Così i nazisti hanno considerato le loro vittime: non esseri umani, ma una massa indefinita di uomini da sterminare. Come scriveva Primo Levi in Se questo è un uomo: “…si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato”.

Un libro d’artista
And Every Single One Was Someone è un non-libro: un libro d’artista come si direbbe oggi, è un monumento in forma di libro, è un luogo di meditazione. Per ricordarci che l’Olocausto non è stato un momento di buio della ragione, né una vergognosa parentesi, né l’ubriacatura collettiva prodotta dal Male.

Viviamo nella stessa civiltà che ha generato la Shoah, e tutto, in altre forme, può ancora accadere. Se solo, per un secondo, dimentichiamo di essere uomini: fragilissimi e capaci di odiare.

Innocenti e basta
I prigionieri nei campi di concentramento avevano l’obbligo di non sollevare mai lo sguardo sui loro aguzzini. C’è una forza negli occhi di un innocente che nessuno riesce a sopportare.

Eppure tutto potrebbe ripetersi, non credete?

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4 pensieri su “Ebreo per sei milioni di volte

  1. “C’è una forza negli occhi degli innocenti che nessuno riesce a sopportare.” Men che meno i loro aguzzini e assassini. Credo che il libro fatto di una sola parola che solo ne connota la razza, riesca nell’intento di “affermare” l’esistenza degli ebrei che, proprio il progetto antisemitico intendeva “cancellare”. L’altro risultato è che l’assenza di connotazione identitaria consente di attribuirne infinite ad ogni immagine-ombra. Allo stesso modo che il silenzio ha la capacità di generare ogni suono possibile.

    • Si hai ragione Giovanni, con una precisazione. Gli ebrei non sono una razza, è stato ormai dimostrato che le razze esistono solo tra gli animali e il termine razza si utilizza solo nell’ambito della zootecnia. Grazie agli studi antropologici, si è dimostrato che la razza non può riferirsi alle popolazioni umane, che sono invece divise per etnie e tipi. Detto questo, è vero quello che tu dici: il silenzio ha la capacità di rievocare suoni, pensieri, riflessioni.

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