Parla comme t’ha fatto mammeta

Alle alte mura della burocrazia che ci invade sempre più si aggiunge il burocratese, quell’antilingua, così la chiamava Italo Calvino, che dilaga e che usano tutti coloro che pensano di far bene quando scrivono visionare invece di vedere, ascrivere invece di attribuire, nominativo invece di nome, espletare al posto di svolgere… per non parlare di attenzionare mostruoso verbo che va tanto di moda, utilizzato al posto di evidenziare.

Imaginación profética- Italo Calvino y sus seis propuestas

Parlare senza rapporto con la vita
La motivazione psicologica dell’antilingua, diceva Italo Calvino, è la mancanza d’un vero rapporto con la vita. In Una pietra sopra il nostro grande scrittore ci ricorda che “la lingua vive solo d’un rapporto con la vita che diventa comunicazione, d’una pienezza esistenziale che diventa espressione”. Perciò, continua Calvino, “dove trionfa l’antilingua – l’italiano di chi non sa dire “ho fatto” ma deve dire “ho effettuato” – la lingua viene uccisa”.

A Camogli, su un bidone della spazzatura, ho trovato la seguente scritta: “conferire qui i rifiuti”. Come è possibile che non sia venuto in mente a qualcuno il verbo depositare? E di recente su una comunicazione a me indirizzata: “le è fatto obbligo di procedere a oblazione”. Dovevo semplicemente pagare. E mica per un reato.

Forza…efficientiamo le aziende
Peggio di peggio, nel corso di un convegno, ho sentito un manager dire: “intendiamo così procedere per un miglior efficientamento delle risorse umane”. Si trattava di licenziare qualche centinaio di lavoratori, anzi di persone: come è noto i licenziamenti delle risorse umane efficientano le aziende. E dirlo in modo così inutilmente complicato sarà sembrato a quel manager un segno di forza intellettuale.

Affido ancora a Italo Calvino una nota psicologica sull’efficientamento delle aziende: “chi parla l’antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: “io parlo di queste cose per caso, ma la mia funzione è ben più in alto delle cose che dico e che faccio, la mia funzione è più in alto di tutto, anche di me stesso”.

All’uopo la informiamo che…
Persino nelle newsletter, scritte di solito da professionisti del linguaggio web, si trovano frasi infarcite di perifrasi, di inutili proposizioni relative e di insopportabili forme passive. Ho trovato interessante, a questo proposito, un post pubblicato sul blog Il Mestiere di scrivere di Luisa Carrada, dove ci sono pratici suggerimenti per eliminare dai comunicati la forma passiva.

Per scrivere e parlare bene a volte basta solo essere semplici: un po’ di cuore, un tocco di autenticità e di freschezza e…tutto qua. Come diciamo noi napoletani: parla comme t’ha fatto mammeta.

 

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8 pensieri su “Parla comme t’ha fatto mammeta

  1. Una parte di quel brano di Calvino che mi ricordo sempre, e che mi sembra quasi poetica

    “come se “fiasco”, “stufa”, “carbone” fossero parole oscene, come se “andare”, “trovare” “sapere” indicassero azioni turpi”

    • Grazie caro Alessandro di aver ricordato il testo di Calvino. Lo riporto qui per intero in tutta la sua intatt, poetica bellezza. “Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e telegiornali scrivono parlano pensano nell’antilingua. Caratteristica principale dell’antilingua è quello che definirei il “terrore semantico”, cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato, come se “fiasco” “stufa” “carbone” fossero parole oscene, come se “andare” “trovare” “sapere” indicassero azioni turpi. Nell’antilingua i significati sono costantemente allontanati, relegati in fondo a una prospettiva di vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente o vogliono dire qualcosa di vago e sfuggente”:

  2. Come hai ragione, Anna. E con quanti efficaci esempi. L’antilingua di cui parla Calvino si può anche definire come un parlare innaturale di chi ha perso il legame con la lingua diretta e, cioè, con la realtà e la vera funzione della lingua che è e dev’essere la comunicazione semplice e immediata attraverso la lingua parlata e familiare (appunto ). Grazie, Anna, per riflettere, anche per noi, su problematiche sotto gli occhi di tutti e che hanno invaso il nostro quotidiano, e delle quali, la tua riflessione ci consente di prendere coscienza e di avere consapevolezza.

    • Diciamo Giovanni che l’uso dilagante di questo italiano burocratese che appare, a chi lo utilizza, forbito è un po’ patetico e ci mette davanti a un interrogativo: dove sarà mai cominciata l’idea che se uso termini incomprensibili e astrusi sembro più colto? A scuola? Chissà. Mi sono fatta l’idea che tutto ha avuto inizio con la diffusione della comunicazione burocratica, costruita con il solo intento di ‘non comunicare’…perché meno la burocrazia comunica, più facilmente dilaga, cresce a dismisura, conquista spazi, soffoca i cittadini.

    • Anche io Giovanna cara odio basito, una parola che non sai quanto odio. Quando qualcuno dice ‘sono rimasto basito’ io vacillo e mi trattengo spesso dal dirgli ….vuoi dire colpito, stupefatto, sconvolto, allibito, stupito, sconcertato….evvai usa un’altra parola che ce ne sono tante per dire che stavi svenendo! Insomma resto basita.

  3. eh…, il fatto è (non solo, ma anche) che parlare (e scrivere) facile è molto difficile… occorre avere, nel cervello, le idee chiarissime su ciò che si vuole dire e, sulla lingua (o nella penna), le parole “giuste” per dirle… ah, com’è difficile trovare le “parole per dirlo”… :-)

    • Hai ragione Marica, le parole per dirlo è un argomento vastissimo, difficile e che sempre pone problemi. Ma se uno non trova le parole per dirlo meglio attingere al cuore, alla lingua materna, tutto è meglio del burocratese. Preferisco uno strafalcione linguistico al burocratese. Preferisco la mia nonna che diceva “la vita è il solito tram tram” oppure “oggi mi sono mangiata un bel piatto di calamai arrostiti” e mai avrebbe detto “Annarè vai a conferire la monnezza nel bidone”.

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