Scrittori di strada

Confesso che amo molto le scritte sui muri, le guardo, le medito, come un’ape meticolosa ne interpreto le ragioni, le ossessioni, i lampi di libertà che le ispirano. Se non imbrattano edifici, se rinunciano a farsi sopraffazione e decorano muri magari già sfigurati dal tempo, allora per me le scritte sono racconti, diari, aforismi, come antichi graffiti, in fondo narrano la nostra vita.

Certe scritte raccontano alla nostra distratta umanità malesseri e desideri, estraniazioni e presagi: sono letteratura vera e propria che si offre allo sguardo del passante errabbondo. Certe frasi valgono come divinazioni, ci ricordano senza sfumature, verità assopite, pazzie, amori impossibili. I messaggi d’amore sui muri giungono in quel punto nevralgico dove ci scopriamo infinitamente puerili, fanciulli eterni e divini.

Ecco  alcune scritte innocenti e vertiginose.

  • Alla fine non voglio bene a tutti voglio bene solo a Mara
  • Ti odio patrizzia per me sei finita
  • Sono due mesi e 47 minuti, gilda mi manchi
  • Tu la devi finire di trattarmi così
  • Ornella per te finirò in carcere
  • Enza ti ama lo vuoi capire o no?

tempo-di-referendum

Proprio come la letteratura, le scritte sui muri raccontano le umane debolezze, procedono con la stessa tensione, la stessa gioia, la stessa perdizione di un testo letterario...per il semplice motivo che fioriscono dal lampeggiare della fantasia che, quando è letteratura, gioca con le parole, corre, vede, esprime i segreti dell’anima, talvolta usa formule smaglianti, talvolta impudiche, talvolta dice solo cause ed effetti.

Che dire della deliziosa ingenuità di Io non voglio morire mai, perché voglio giocare sempre scritto sul muro di un oratorio milanese? E “moriranno di nostalgia, ma non torneranno scritto su un muro in Nicaragua dopo la caduta di Somoza…non potrebbe averlo scritto Emil Cioran in La caduta del tempo? Non potrebbe essere un pensiero di Pascal  “Dio cosa fa quando non ha niente da fare?” ? Sui muri, forse, la letteratura ritrova quel posto che è davvero suo. Lo dice lo scrittore francese Claude Jasmin : “La libertà è nel gesto dello scrivere ma si scrive per imprigionare, perciò si può scrivere ovunque anche sui muri, anche sui muri si può fare ciò che fa la letteratura: lasciare un segno di libertà”.

Chiudo con un brano estratto da Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi: “Su  tutte le piazze si vedevano teatrini di tela, affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste: Viva i balocci (anziché balocchi), non voglamo più schole (anziché non vogliamo più scuole), abbasso Larin Metica (anziché l’aritmetica) e altri fiori consimili”.

Sì…fiori. I muri dividono, le scritte sono fiori che uniscono. I muri limitano, le scritte si arrampicano per infrangere il limite.

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18 pensieri su “Scrittori di strada

  1. per l’amore preferirei scritte più…intime,nel senso di private. Per il resto è vero:danno proprio un senso di libertà,come gli striscioni delle manifestazioni di piazza

    • Si Giovanna ce ne sono di scritte più intime, se ne trovano tante e molte anche con divertenti risvolti sessuali. Non le ho scritte per pudore, ma anche quelle mi piacciono, anche quelle sono letteratura da strada. Devo dire che, a mio parere, le più divertenti sono sui muri di Napoli. Ci sono molti siti che le raggolgono e le commentano e c’è a volte da ridere a crepapelle quando le si legge.

  2. La barca senza remi non puo’ remare, amore senza te non posso stare, ma ora che ho la barca a motore, me ne freco sia di te che del tuo amore.

    • Questa è un bellissimo esempio di poesia in rima baciata. E poi quel ‘me ne freco’ è perfetto, quasi più perfetto del me ne frego, più forte, più deciso. Grazie Sergio. Tu mi hai dato l’idea di scrivere questo pezzo quando mi hai detto che in fondo le scritte erano per te lettaratura che si offriva gratis al nostro sguardo. Da lì sono partita per pensarci su. Grazie.

  3. su un muro di Piombino, su una lunga e ripida discesa che casca in mare, su un muretto basso in cemento bruciato da sole e salsedine campeggia da sempre SERGIONE SEI CAMBIATO. un settenario perfetto, sintetico e meravigliosamente evocativo

    • Che bello Lorenzo. Quando ho scritto del rapporto tra le scritte e la letteratura non avevo pensato che c’è invece anche un rapporto con la poesia e ‘Sergione sei cambiato’ è proprio un verso di sette sillabe metriche. Grazie.

    • Luciano uno come te che non ama Pinocchio? Io in Pinocchio ci ho sempre ‘sentito’ grandi insegnamenti: le avventure della npstra crescita, il mettere in discussione il Padre, le trasformazione, Il Gatto e la Volpe che ci fanno trasgredire alle Regole morali della vita, il Grillo come voce della nostra coscienza, La Fata come rapporto col femminile, La Balena che lo ingoia che sono le nostre crisi, il buio, le paure…infine si diventa grandi. O no?

  4. Su un cavalcavia della stazione di Chiari per anni ho letto
    “Rivoglio il MIO ping-pong!!!”
    Non ho mai saputo chi fosse ad averlo prestato, né se ce l’abbia fatta a riaverlo. Ma era un messaggio assurdo e perfetto.
    Ciao Anna

    • Un bimbo cui era stato tolto il ping pong Alessandro? Un ping pong come un adirivieni o un gioco d’amore intermittente? Non so, ma se ci pensi tutti abbiamo un ping pong, qualcosa che ci giunge e noi rimandiamo indietro e poi ci giunge ancora e noi rimandiamo…e quando tutto si ferma allora non si può stare senza. Sì..a pensarci bene anche io rivoglio il MIO ping pong.

    • Grazie Stefano. Mi scuso con Ivan per la mia ignoranza, non sapevo fosse un artista. E che artista. Rimedio con un copioincolla dal wikipedia: “La frase ‘Il futuro non è più quello di una volta’ che ha contribuito alla notorietà di Ivan, è stata proposta dall’artista come parte della propria produzione fin dal 2004. Per quanto a lui riferita, la troviamo anche attribuita a Paul Valery (da Regards sur le monde actuel, 1931) e al poeta americano contemporaneo Mark Strand. Tale frase, negli anni, è stata firmata da Ivan su libri, muri e manifesti, ed è stata utilizzata recentemente anche nella produzione di articoli di merchandising Successivamente, per chiarirne definitivamente la paternità, Ivan ha spiegato in una intervista che “Non esiste proprietà di parola, per me il sapere si accresce solo se condiviso. Prima di Mark Strand o Paul Valéry probabilmente l’avrà detta qualcun altro, magari un contadino o un villano. Credo che il valore di una frase sia di chi la porta, non di chi l’ha scritta o la possiede.”

  5. Che bellezza trovarti qui, dopo avere gustato il tuo editoriale di PRINT, con il trillo della sveglia per Expo!
    Un caro saluto, giorgio.

  6. Cara Anna, trovo molto interessante la tua riflessione sulle scritte sui muri. Molti anni orsono, progettai di raccogliere le scritte lungo il Tevere, che avevo scoperto in una breve visita sul posto. Quando vi ritornai attrezzato di ..tempo e taccuino e di macchia fotografica,, feci la triste scoperta che l’assessore alla cultura le aveva fatte cancellare con una bella passata di bianco…Grande la mia delusione. Raccolsi le poche che i solerti imbianchini avevano dimenticato. Alcune davvero poetiche! Avrò ancora il materiale da qualche parte. Il progetto era di farne una pubblicazione, per la quale avevo anche abbozzato la prefazione…Poi dicono che gli assessori alla cultura non fanno…cultura!

    • Si Giovanni c’è questa contraddizione sulle scritte, sugli artisti che le fanno, sui ragazzi che scrivono dei loro amori….imbrattano, sporcano. Su via assessori ala cultura… penso che certi angoli delle città siano talmente brutti che quando ci vedi scritto un messaggio, una frase, un urlo, una dedica, un verso d’amore ti si riempie il cuore. Fossi assessore alla cultura, lascerei correre. Ma, caro Giovanni, io sarei tollerante in troppe cose. E non mi rieleggerebbe nessuno.

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