Il segreto dello Shabàt

Eternamente connessi come siamo più o meno tutti, spesso ci accorgiamo di poter accogliere nella nostra mente solo informazioni  di superficie. Giorno dopo giorno, forse in modo impercettibile, la connessione perpetua sta mandando in frantumi quella naturale capacità di attenzione profonda che è tipica della nostra mente. La quale, di per sé, non è multitasking: è costruita per la profondità, la lentezza, l’attenzione, caratteri che nella nostra specie hanno consentito le grandi avventure evolutive.

Non è facile sconnetterci dal lavoro, dalla crisi, dalle ansie che attiva questo tempo che stiamo attraversando. Ma se siamo capaci di abbandonare un bambino in macchina per andare al lavoro…allora occorre cominciare a riflettere su come stiamo al mondo.

Nella tradizione ebraica la dimensione temporale ha un posto rilevante e si esprime nell’osservanza dello Shabàt, il riposo settimanale che, per gli ebrei, si svolge di sabato. Lo Shabàt non è soltanto un principio della Legge, come si potrebbe credere: tutti i precetti dell’ebraismo, compresi quelli alimentari, hanno lo scopo di valorizzare la vita in tutti gli aspetti, spirito e materia, anima e corpo.

La fine del lavoro, la sconnessione potremmo chiamarla oggi, è in diretto rapporto con la necessità di abbandonarsi al raccoglimento interiore che, quanto più è profondo,  tanto più genera energia e lucidità.

Lo Shabàt è un principio che aiuta l’essere umano a ritrovarsi e ritrovare il suo centro. Persino nei Dieci comandamenti l’osservanza dello Shabàt  viene prima del precetto di onorare i genitori. Strano vero? I saggi spiegano che il rapporto con i genitori e con tutti gli altri esseri umani, non deve mai esimerci dall’impegno di sperimentare costantemente la pace, la solitudine, la non attività, la contemplazione.

Perchè se non ci svuotiamo, non riusciamo neppure a rispettarci a vicenda. La preghiera dello Shabàt recita: “Sia a Te gradito il mio riposo…”

Del resto, persino Dio si riposò, e non tanto perché fosse stanco di creare. Forse proprio per interrompere l’esercizio della sua potenza sulla creazione, e insegnarci il segreto del riposo, ovvero per noi il segreto della sconnessione.

E qui non posso non pensare a quella deliziosa vignetta di Snoopy sempre stressato, e stressato persino per le sue imminenti vacanze, mentre a  testa in giù sulla sua cuccia, pensa.. “oddio quante cose dovrò fare in vacanza, quanto posti dovrò vedere…”.  Ed ecco che dal suo animo ebraico fiorisce una specie di Shàbat:: si gira con la testa in sù a contemplare le stelle e riflette: “forse questa è la vacanza migliore”

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4 pensieri su “Il segreto dello Shabàt

    • E allora stabiliamo, cara Giovanna, di fare Shabàt una volta al giorno. Shabàt non è pennichella, è uno stadio prima del sonno, una specie di abbandono al nulla del pensiero….li lasciamo andare e prima o poi, anche i pensieri peggiori, si diramano, si sciolgono, quasi diventano liquidi e, forse dico forse, se ne volano via.

  1. Una tregua. Ogni giorno ciascuno di noi dovrebbe trovare questo tempo perché, nella mia esperienza, in quei momenti il tempo si dilata diventa un tempio nel quale ti ascolti e se ti fai delle domande trovi l’onestà delle risposte belle o brutte che siano, che ti piacciano o meno in quei momenti ti conosci proprio perché sei sconnesso.
    Grazie Anna, in fondo veniamo tutti da un luogo caldo e silenzioso e lì ogni tanto dobbiamo tornare che sia sabato o domenica.
    Papa Francesco ieri ha detto che non servono cristiani light che vogliono un Cristo spray e in una frase così c’è dentro anche queste tue riflessioni sulla lentezza e il riposo.

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