Per fare rete ci vuole lo yoga

C’era una volta, in provincia di Modena, a San Felice sul Panaro, una piccola azienda di impianti per la stampa flessografica. Col terremoto capannone e attrezzature finiscono in malora. Pochi giorni dopo, il titolare di questa azienda, Il timbro, riceve una telefonata da un suo diretto concorrente della provincia di Bologna, ho mezzo capannone vuoto gli dice, trasferisciti qui e continua a lavorare. È passato un anno, le due aziende sono ancora lì e, nel frattempo, hanno condiviso non solo lo spazio, anche le conoscenze, le esperienze, il business. Entrambe ne hanno tratto giovamento. È un piccolo episodio, niente di ché. Ma fa pensare due cose:

1) che nell’intreccio virtuoso di sentimenti e relazioni si può superare una disgrazia e non solo, addirittura produrre capitale;

2) che il senso ‘vero’ del fare rete di cui tanto si parla nasce da un semplice sentimento di solidarietà, come nello yoga si tratta di “vedere sé stesso nel cuore di tutte le creature 
e tutte le creature nel proprio cuore”.

Cosa intendo dire? Che prima ancora di valutare quanto il fare rete possa incrementare la competitività dell’azienda, occorre lasciare da parte egoismi e sospetti, superare la paura di fare un passo nell’ignoto. Centrarsi sui vantaggi economici non basta, le reti fanno presto a trasformarsi in sabbie mobili. Eppure, non c’è dubbio… esse sono  un possibile modello per superare il nostro difficile presente, e ricomporre la frammentazione del tessuto economico.

Bisogna compiere un salto evolutivo e cercare, come suggeriscono i grandi pensatori “dietro ogni cosa l’essenza, dietro la lettera lo spirito”.  L’essere centrati su di sé è soltanto una fase, la prima, del nostro sviluppo spirituale. Non siamo fatti per restare bloccati al primo stadio, e tanto meno ne abbiamo bisogno. Per le aziende poi… restare bloccati è la peggiore maledizione.

È un bene dunque che la crisi ci stia spingendo verso il secondo stadio di evoluzione dell’essere, compreso l’essere azienda. Costruire collaborazioni e sinergie, comunità di competenze e risorse ci proietterà forse in un mondo migliore.

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6 pensieri su “Per fare rete ci vuole lo yoga

  1. Per favore, approfondisci questo tema. Facci degli altri esempi concreti, perché capiamo meglio e, capendo, riusciamo a mettere in pratica… grazie :-)

  2. Anna, una bellissima storia..alla “Brodo caldo per l’anima”
    (Chiken soup for the soul) un grande esempio che dovrebbe essere valido per molti….

  3. Grazie Anna per questa narrazione. È proprio un esempio esemplare di fare rete. Un esempio dove si superano i semplici, banali, valori economici e subentrano quelli umani; dove passione, amicizia, stima, senso di responsabilità, e potremmo continuare a elencare all’infinito gli aspetti che appartengono alla sfera emotiva del nostro essere, prendono decisamente il sopravvento.

    • Marco, credo fermamente nel fare rete non solo come formula di solidarietà ma come un modello ormai necessario, dirò di più indispensabile per ricomporre, in un unico soggetto, quell’immenso patrimonio di micro realtà che oggi si affannano a stare sul mercato. Se solo penso al settore dell’editoria b2b, sempre così in affanno, dove su un solo segmento di mercato, si avventano tante mani…che poi acchiappano poco più di nulla. Un’aggregazione di competenze e di esperienze dove ciascuno non ci rimette nulla, ma si è insieme più forti…perché non si potrebbe fare? Io la risposta ce l’ho ed è durissima. Perché si preferisce morire pur di non unirsi, mescolarsi e relazionarsi…in una sola parola donare e mettere a disposizione il sapere accumulato. E neppure la crisi riesce ad abbattere questo muro.

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