Tutti i colori dell’anima

Una bancarella di libri al mercato del venerdì in Porta Romana, a Milano. Compro per un euro Lo spirituale nell’arte di Wassily Kandinsky, lo sfoglio, le sottolineature sono ovunque, sulla seconda di copertina spicca una dedica scritta con una grafia inclinata, scandita da un ordine scolastico: “Natale 1994, ad Anna cui sono certo piacerà almeno come quella canzone… Giovanni”. Talvolta non siamo noi a scegliere i libri, sono loro che ci scelgono. Lo spirituale nell’arte è come un incontro non cercato che diventa col tempo una prigionia dorata e volontaria. Pensavo fosse un complicato trattato di estetica. Invece, sebbene sia considerato uno degli scritti più singolari del Novecento, ho scoperto un libro fluido, percorso da fremiti di grande modernità…pagine che fanno vibrare l’anima e ti avvolgono in un maestoso vortice di intuiti mistici e poesia, meditazioni sulla vita, il colore, la musica, la letteratura, l’arte.

Scritto negli anni dell’evoluzione personale e pittorica di Kandinsky (quando, intorno al 1909, egli abbandonò la pittura figurativa per l’astrazione) il libro affronta il tema della spiritualità come fonte e scopo dell’arte. L’arte, dice Kandinsky, può condurci alla liberazione dalle catene del mondo: dall’individualità ossessiva, dalle nostre aspirazioni materialistiche.  Perchè ciò accada, occorre che l’artista presti ascolto a quella “misteriosa madre” che è il sentimento. Se non lo fa produrrà un’arte che potrà esistere solo in sé. E allora lo spettatore volgerà le spalle all’artista, ne potrà ammirare solo l’abilità e l’estro.

Lo snodo della spiritualità ha inizio dal colore, l’unico elemento, capace di esercitare un influsso diretto sull’anima di chi osserva un dipinto. “Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima il pianoforte dalle molte corde. L’artista è una mano che, toccando questo o quel tasto, mette in vibrazione l’anima umana.”.

Scopro che il verde assoluto è come una persona che non si muove, non esprime gioia né tristezza, se solo diventa più chiaro o più scuro acquista tono, ed evoca le melodie ampie del violino. Nel verde si nascondono il giallo e il blu, energie paralizzate che attendono di riattivarsi.

Il grigio, formato da colori privi di energia, è “immobilità senza speranza” e tuttavia, se diventa più chiaro, è percorso da una possibilità di respiro. Il rosso medio  (Cinabro) è una passione che arde senza scosse “come una forza sicura di sé che non è facile soffocare”, ma si può spegnere nel blu “come un ferro infuocato nell’acqua”. E l’azzurro….mi chiedo? L’azzurro è un agile, brillante flauto.  Il blu, quando sprofonda senza fine e diventa scuro, è il suono corposo di un contrabbasso. Il violetto è un pastoso, struggente fagotto. L’arancio “una campana che invita all’Angelus”.

Il marrone, scrive Kandinsky, è un colore ottuso, duro eppure…eppure dall’uso ‘motivato’ del marrone risuona una qualità interiore dell’anima: la capacità di essere vigili e accorti.

Leggo queste pagine con l’attenzione di chi ascolta una confidenza, sembra che il mio libriccino s’inazzurri, si trasformi, prenda colore…finché giungo stremata al bianco. ” Il bianco è un mondo così alto rispetto a noi, scrive Kandinsky “che quasi non ne avvertiamo il suono”,  è un nulla prima dell’origine. Avverto un grande silenzio… e mentre nuoto tra le correnti impetuose dell’estetica di Kandinsky a ogni bracciata mi si aprono varchi e nuovi passaggi nella mente. A libro chiuso, comprendo che in questa impossibilità di dire con le parole le sporgenze spirituali dei colori sta forse, semplicemente, l’essenza dell’arte.

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10 pensieri su “Tutti i colori dell’anima

  1. Bellissimo! Sono felice che tu abbia trovato questo libro, i colori sono vita e descrivono i moti dell’anima e a volte, come il bianco, non sono descrivibili ma intimi.
    …e poi, Anna, (giusto per non fare troppo i seri), i bagni non erano e sono piastrellati di bianco?
    Quanta spiritualità in questi luoghi di solitudine :-))

  2. È vero quanta spiritualità in quei bagni che non erano, come oggi accade, arredati e decorati come salotti. Quanto alla capacità di usare il colore in una dimensione intimamente pittorica, Kandinsky individua tra i ‘cercatori dell’interiorità’ prima Cézanne che “sapeva trasformare una tazza da tè in un essere animato”, poi Matisse che “cerca il divino nelle immagini, servendosi solo del colore e della forma”, infine Picasso, l’unico capace di superare tutti con un audaci salti, passando con disinvoltura da un mezzo all’altro. Picasso non aveva paura di nulla, era capace di annullare la materia e, dice Kandinsky, “se il colore lo disturba in un problema di disegno, lo butta a mare e dipinge il quadro in bruno e bianco”.

  3. … non riesco a seguirti… né a seguire Kandinsky… non ci arrivo proprio, non vi sto dietro… forse perché sto sopra un altro piano. E più che il colore mi seduce la forma, la scultura, che tanto mi emoziona…

    • si Marica, la scultura come rappresentazione spaziale della materia affascina sempre più anche me. Mi sembra un lavoro infinitamente più ‘alto’, più attinto dal Cielo. La possibilità di lasciare scivolare lo sguardo su tanti piani e punti di vista tanto quanti sono i possibili spostamenti di un corpo nello spazio, mi seduce sempre di più. Tutto, nella scultura, è senza gerarchie. Tutto riposa nella quiete dello spazio, eppur si muove. Che fascino. Forse in questa breve recensione del libro di Kandinsky ho omesso (ahimè) una cosa di straordinaria importanza. E cioè che forma e colore non sono due concetti estremi ma si contengono entrambi. Il colore si esprime in qualsiasi forma. Qualsiasi forma si esprime nel colore. Kandinsky lo dice con estrema chiarezza. Mi scuso con Kandinsky.

  4. E’ vero. Spesso sono i libri a scegliere noi, soprattutto quando sono esposti sulle bancarelle o riposti negli scaffali di una libreria, quando cioè ci incontrano mentre siamo alla ricerca di qualcosa che accenda in noi un’emozione un desiderio una curiosità fino ancora indistinti, ma non per questo meno vivi.
    per Marica: pittura scultura, colore forma, ci si accapigliavano già Leonardo e Michelangelo: noi, per nostra fortuna, godiamo dei frutti di quella lotta.

    • Luciano, sì…hai ragione i libri ci scelgono, sono incontri vivi. E lo fanno talvolta così casualmente da commuoverci. Spesso tanti libri restano sul comodino o in libreria con un segnalibro magari inserito a metà… poi a un certo punto (come può accadere con una persona con cui a un certo punto della vita senti di non entrare più in contatto) li riprendi in mano…anche dopo anni e, come per magia, scopri che quel libro ti ri-appartiene.

  5. Il colore diventa forma e la forma ha sempre un colore, quello che è davvero interessante è la spiritualità del bianco il colore che contiene tutti i colori in movimento e il nero che li contiene nella staticità, del resto la mattonella bianca di Mondrian qualcosa racconta anche se, nel suo caso, lui ci arrivò per sottrazione che è un altro concetto sul quale dovremmo meditare: la sottrazione.

    • Ah Nadia…la sottrazione. Mi interessa moltissimo l’argoment. Mi vengono sempre tanti pensieri in merito alla sottrazione. Prima di tutto quando scrivo perchè vivo continuamente il corpo a corpo con le parole e gli aggettivi e i verbi inutili. E poi perché less s more è davvero una formula di vita che dovremmo adottare. Quanta bellezza ci arriverebbe persino dalla crisi. Sottrarre sottrarre sottrarre fino a giungere all’essenza. Grazie del prezioso suggerimento.

  6. Mi piace l’abbinamento della spiritualità con l’arte ed il significato dei colori; mi ritrovo molto nella descrizione fatta da Kandinsky dei colori, in particolar modo del marrone e del bianco. I colori esercitano un influsso sull’anima di colui che osserva il dipinto ma la stessa anima emana un aurea che, in base al colore, descrive con esattezza le peculiarità di un individuo dal punto di vista delle virtù e delle passioni dell’anima stessa.

    Un saluto

    • Grazie Mr, Loto del suo commento. È vero quello che dice. Io amo molto l’azzurro, mi rasserena guardare il mare, starei (ahimè se potessi) una vita intera a guardare l’azzurro del mare. Quanto al marrone, cui fa riferiment le descrivo esattamente cosa dice Kandinsky: “se al rosso Saturno (…) – che ha un suono profondo solo se si inserisce in un contesto elevato – si aggiunge il nero per renderlo più profondo allora è pericoloso” perché il nero, dice il grande maestro russo, è senza vita e ne spegne il bagliore. Ma da questa mescolanza nasce il marrone, ottuso, duro e poco dinamico “in cui il rosso risuona come un impercettibile mormorio”. Seguirò anch’io il suo blog, vedo che frequenta Sant’Agostino, Oscar Wilde, Padre Pio…Complimenti.

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