Stampanti 3D per cambiare il mondo

Mentre siamo impegnati nella discesa libera di questa crisi che sembra non conoscere mai un punto d’arresto, Jeremy Rifkin, consigliere dell’Unione Europea e di vari capi di stato, oltre che Presidente della Foundation on Economics Trends di Washington, ci invita a distogliere lo sguardo dal nostro cupo presente annunciandoci che siamo entrati nella Terza rivoluzione industriale.

Rifkin dice che il futuro è già qui, che la produzione di energie pulite (sempre che si realizzino le infrastrutture giuste) consentirà di creare centinaia di milioni di nuovi posti di lavoro, che internet e le stampanti tridimensionali presto cambieranno il modo in cui è distribuito il potere.

Le stampanti tridimensionali trasformano un disegno (digitale) in un oggetto (vero e proprio). Lo fanno nelle quantità desiderate, in poco tempo, e in maniera economica. Sezioni composte da diversi materiali (plastica, metalli, argilla, tessuti, legno) anche dunque con diverse proprietà fisiche, vengono assemblate e stampate in un solo processo di costruzione. Si spreca pochissima materia prima, niente torni, stampi, forni. Il web è pieno zeppo di esempi, video, siti, applicazioni e discussioni.

Con queste stampanti potremo (anzi già possiamo) fabbricarci, con attrezzature low cost, gli oggetti di cui abbiamo bisogno per vivere: alimenti, abiti, farmaci, mobili, gioielli, strumenti musicali, finanche armi, razzi e satelliti, nel caso ne avessimo bisogno. Insomma,  tutti possiamo diventare produttori. E se un oggetto che abbiamo ‘inventato’ e stampato piace a un amico che abita dall’altra parte del mondo, gli inviamo il file e lui potrà stamparselo pari pari.

Stradivarius è il primo violino realizzato con una stampante 3D

Stradivarius è il primo violino realizzato con una stampante 3D

Produrre un esemplare o cento o mille ha lo stesso costo unitario. Il prodotto andrà realizzato su indicazioni specifiche del singolo cliente, dunque, in piccole quantità. Motivo per cui saranno vincenti le piccole aziende manifatturiere, mentre i giganti dell’industria chiuderanno.

Altro aspetto cruciale è che con le stampanti tridimensionali la delocalizzazione finirà, o meglio non sarà conveniente. Se gli oneri fissi sono uguali ovunque, le aziende potranno restare a casa loro, il più vicino possibile ai consumatori e ai mercati di sbocco.

Insomma, se avremo coraggio e spirito innovativo, possiamo farcela. Il mondo, dice Rifkin, ha ormai imboccato una fase di cambiamento destinata a generare molte opportunità.

Due le novità: la prima è che i benefici economici non riguarderanno pochi eletti, come è stato nella rivoluzione industriale. La seconda è che a guidare il fenomeno sarà una truppa d’assalto composta da giovani makers, dotati di un mix di conoscenze informatiche, intraprendenza, creatività…un po’designer, un po’ artisti. Insomma giovani iperconnessi, di quelli che stanno giorno e notte a picco sul web.

Anche se tutto sembra viaggiare al confine tra scienza e fantascienza, non è così: la digital fabrication in 3D (secondo dati forniti dalla società americana Wholers) varrà, nel 2016, 3,1 miliardi di dollari e 5, 2 miliardi nel 2020. La Terza rivoluzione industriale è alle porte.

Smanettoni di tutto il mondo unitevi. Siamo nelle vostre mani.

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6 pensieri su “Stampanti 3D per cambiare il mondo

    • Titti, nel mio articolo chiamo makers ironicamente ‘smanettoni’, come i nostri figli. In realtà si tratta di veri e propri artigiani e costruttori del futuro, non solo dotati di cultura digitale, ma anche capaci di una visione diversa, giovani brillanti e creativi sì…ma molto preparati. Non basta guardare il mondo ribaltandone la prospettiva, è importante poi, come dice la parola stessa, fare. E fare in open source. Questa cultura digitale ha già rivoluzionato il mondo: l’editoria, la musica e il mondo dei video . E se Chris Anderson giura che i makers saranno capaci di mutare di 360 gradi la nostra concezione dei consumi rimettendo la creatività umana al centro dell’equazione, c’è da credergli. Ma penso che non basterà smanettare su un computer…

  1. Ma, quindi, se il futuro sono i “makers”, cioè i designer che fanno con il pc quello che finora abbiamo fatto con le mani, il laboratorio di formatura dei gessi artistici che ho visitato ieri (e che già adesso non se la passa benissimo) è destinato a sparire… o no?

  2. In fondo, quella che si sta profilando sarà una rivoluzione che farà emergere nuove competenze e abilità. io però ho qualche rimpianto per tecniche del passato e non sono sicuro che questa rivoluzione non avrà costi, e costi non solo economici..

    • Tutte le rivoluzioni hanno un costo, ma non dobbiamo dimenticare che le emissioni di CO2 (che la Seconda rivoluzione industriale ha prodotto con il modello economico di cui stiamo vedendo la fine) minaccia ormai la sopravvivenza della vita sulla Terra. Ciò di cui abbiamo bisogno ora, dice Rifkin, è una visione audace che può portarci altrove. Trovare questa nuova visione richiede una comprensione delle forze tecnologiche che partecipano alle trasformazioni della società. Altra cosa, caro Luciano, è che dobbiamo abbandonare i rimpianti.

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