Uccellini haute couture

Fossi uno stilista alla ricerca di nuove idee, partirei dagli uccellini, da quella fantasmagorica tavolozza dei loro piumaggi, esplosioni cromatiche, dettagli, suggestioni etniche e talvolta retrò. I loro piumaggi sono sempre segno di una femminilità universale, sempre in comunione con Madre Natura che, lo sappiamo bene, è divinità assoluta. Ci sono uccellini folk, uccellini minimalisti, quelli  vintage, quelli che indossano graziosi top o tubini neri che ne accarezzano il busto e sottolineano, come nei pettirossi, un invitante décolleté.

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Quando guardo le foto di cigni, cicogne, fringuelli non so bene perché… ma non posso non pensare alla moda. E allora un fringuello mi rimanda al mondo colorato di Disegual, un timido cardellino a Miu Miu, il falco pescatore, con i suoi tratti geometrici, mi fa pensare alla palette bianco nero degli abitini Moschino, un piccolo merlo a Versace gran sera. Il gabbiano, non ho dubbi, è haute couture Armani, il germano reale veste Max Mara. Le cicogne, icone dell’eleganza, si ispirano al look sofisticato di Grace Kelly. E che dire del giallo total look dei canarini? Guardano al passato i canarini…come Luisa Spagnoli. Tra i pappagalli e gli uccelli esotici, tutti balze, plissé e esagerazioni barocche, domina Roberto Cavalli. Di rado un uccellino veste Prada. Ci sono uccelli casual, quelli sempre in abito da sposa, quelli che vestono extralarge, ampi, leggiadri, leggeri… ogni piumaggio è una celebrazione del loro corpo, piccolo o grande che sia.

Martin pescatore

Martin pescatore

La passerella dei signori del cielo ha qualcosa da insegnarci, qualcosa che oscilla in tanti universi paralleli e che dovrebbe ispirare il nostro modo di vestirci, soprattutto ora, in questo tempo che sembra toglierci persino la fantasia. Dovremmo essere libere, spensierate, noi donne, e scegliere i nostri abiti in base a quel dono supremo che è la libertà. Abbiamo tutte le tasche un po’vuote, e allora abbandoniamo il faschion, l’esclusivo, cancelliamo quei maledetti ‘must have’, allontaniamoci da quel diktat (che ora finge anche di essere low cost) e che ci impone, senza possibilità di negoziare, linee, accostamenti, tagli, tessuti.

I quattro stracci che abbiamo, gli abiti prestati dalle amiche, quelli riciclati e indossati mille volte… non devono toglierci il gusto di sentirci belle. Aggiungeremo un decoro, un particolare inedito, un tocco di trasformismo creativo e ,con quella discreta evidenza di gusto tutto italiano, la nostra sarà una moda che nasce dal cuore e volerà alto nel cielo. Un pret à porter volatile naturalmente griffato.

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