Informare in un colpo d’occchio

Grafici, diagrammi e tabelle sono ovunque ed esistono dalla fine del ‘700, da quanto un matematico scozzese, Wiliam Playfair, inventò i moderni grafici statistici di cui si sono poi riempiti i i nostri libri di scuola. Oggi siamo passati alle illustrazioni esplicative, infine all’infografica. L’ infografica è, credo,  l’ultima frontiera del giornalismo, un orizzonte nel quale possono ancora sopravvivere persino le inchieste giornalistiche che sembrano non interessare più nessuno. Ma di cosa si tratta? Cominciamo col dire cosa non è l’infografica. Non è una semplice illustrazione di concetti. Non è una tematizzazione di dati.  E non ci sono software (o di certo ci sono ma poco conta saperli usare) che sappiano sintetizzare graficamente una situazione umana, economica, politica, sociale. L’infografica nasce – non ho dubbi – da una struttura del pensiero.

E questo è il punto. Comunicare in un colpo d’occhio un contenuto – che sia una verità, un senso o lo svolgimento complesso di una situazione – è un atto creativo. Tuttavia non basta essere visual designer, occorre avere non poche competenze. Cultura statistica, conoscenze semiotiche e sociologiche, capacità di narrativizzare, sintetizzare, disegnare…tanto per citarne alcune. Prima d’ogni cosa occorre concettualizzare, astrarre cioè i nuclei fondanti di una vicenda, analizzare i dati, organizzarli, trasformarli in una storia. E l’astrazione, si sa, s’impara a scuola studiando la filosofia, la matematica, la musica. Prima ancora della concettualizzazione, la storia va strutturata, messa insieme in modo ordinato. Solo allora può nascere una sintesi grafica capace di coinvolgere, far capire, raccontare. L’infografica è dunque l’esito di una ricerca giornalistica profonda e accurata per il semplice fatto che si tratta di uno strumento cognitivo utile alla costruzione della comprensione.

È una nuova sintassi del pensiero, è architettura della conoscenza, è storytelling. In più è il risultato di un lavoro di gruppo (o di squadra come s’usa dire nelle aziende). È insieme comunicazione, narrazione, arte e bellezza. I progressi che abbiamo compiuto nella comprensione della visione, ma anche la psicologia cognitiva e le neurioscienze ci aiutano a capire come elaborare le rappresentazioni grafiche. Queste ricerche hanno ormai dimostrato che la nostra è una specie visiva. Vedere per noi umani vuol dire capire.

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